I Feria prenatalizia «dell’Accolto»
ESTER 1, 1a-1r. 1-5. 10a. 11-12; 2, 1-2. 15-18
Inizia la lettura del libro di Ester
Nel secondo anno di regno del grande re Artaserse, il giorno primo di Nisan, Mardocheo, figlio di Giàiro, figlio di Simei, figlio di Kis, della tribù di Beniamino, ebbe in sogno una visione. Egli era un Giudeo che abitava nella città di Susa, un uomo ragguardevole, che prestava servizio alla corte del re e proveniva dal gruppo degli esuli che Nabucodònosor, re di Babilonia, aveva deportato da Gerusalemme con Ieconia, re della Giudea. Questo fu il suo sogno: ecco, grida e tumulto, tuoni e terremoto, sconvolgimenti sulla terra. Ed ecco: due enormi draghi avanzarono, tutti e due pronti alla lotta, e risuonò potente il loro grido. Al loro grido ogni nazione si preparò alla guerra, per combattere contro il popolo dei giusti. «Ecco, un giorno di tenebre e di caligine! Tribolazione e angustia, afflizione e grandi sconvolgimenti sulla terra!» Tutta la nazione dei giusti rimase sconvolta: essi, temendo la propria rovina, si prepararono a morire e levarono a Dio il loro grido. Ma dal loro grido, come da una piccola fonte, sorse un grande fiume con acque abbondanti. Apparvero la luce e il sole: gli umili furono esaltati e divorarono i superbi. Mardocheo allora si svegliò: aveva visto questo sogno e quello che Dio aveva deciso di fare; in cuor suo continuava a ripensarvi fino a notte, cercando di comprenderlo in ogni suo particolare. Mardocheo alloggiava alla corte con Gabatà e Tarra, i due eunuchi del re che custodivano la corte. Intese i loro ragionamenti, indagò sui loro disegni e venne a sapere che quelli si preparavano a mettere le mani sul re Artaserse. Allora ne avvertì il re. Il re sottopose i due eunuchi a un interrogatorio: essi confessarono e furono tolti di mezzo. Poi il re fece scrivere questi fatti nelle cronache e anche Mardocheo li mise per iscritto. Il re costituì Mardocheo funzionario della corte e gli fece regali in compenso di queste cose. Ma vi era anche Amàn, figlio di Amadàta, il Bugeo, che era molto stimato presso il re e cercò il modo di fare del male a Mardocheo e al suo popolo, per questa faccenda che riguardava i due eunuchi del re. Dopo queste cose, [al tempo di Artaserse – quell’Artaserse che regnava dall’India sopra centoventisette province –, proprio in quel tempo il re Artaserse, che regnava nella città di Susa, l’anno terzo del suo regno fece un banchetto per gli amici e per quelli delle altre nazionalità, per i nobili dei Persiani e dei Medi e per i prefetti delle province. Dopo aver mostrato loro le ricchezze del suo regno e il fasto attraente della sua ricchezza per centottanta giorni, quando si compirono i giorni delle nozze, il re fece un banchetto per i rappresentanti delle nazioni che si trovavano nella città, per sei giorni, nella sala della reggia. Il settimo giorno il re, euforico per il vino, ordinò di far venire davanti a lui la regina per intronizzarla, ponendole sul capo il diadema, e per mostrare ai prìncipi e alle nazioni la sua bellezza: era infatti molto bella. Ma la regina Vasti rifiutò di andare con gli eunuchi. Il re ne fu addolorato e irritato. Dopo questi fatti, l’ira del re si placò ed egli non si ricordò più di Vasti, avendo presente quello che lei aveva detto e come egli l’aveva ormai condannata. Dissero allora i servi del re: «Si cerchino per il re fanciulle incorrotte e belle». Quando per Ester, figlia di Aminadàb, fratello del padre di Mardocheo, si compì il tempo di entrare dal re, ella nulla tralasciò di quello che le aveva ordinato l’eunuco, il custode delle donne; Ester infatti trovava grazia presso tutti quelli che la vedevano.] Ester entrò dal re Artaserse nel dodicesimo mese, chiamato Adar, l’anno settimo del suo regno. Il re si innamorò di Ester: ella trovò grazia più di tutte le fanciulle e perciò egli pose su di lei la corona regale. Poi il re fece un banchetto per tutti i suoi amici e i potenti per sette giorni, volendo solennizzare così le nozze di Ester; condonò pure i debiti a tutti quelli che erano sotto il suo dominio.
VANGELO Lc 1, 1-17
Lettura del Vangelo secondo Luca
Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto. Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccaria, della classe di Abia, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni. Avvenne che, mentre Zaccaria svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso. Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».
Santo del Giorno
Oggi 17 dicembre si venera:
San Giovanni de Matha

Nome: San Giovanni de Matha
Titolo: Sacerdote
Nascita: 23 giugno 1154, Faucon, Francia
Morte: 15 dicembre 1213, Roma
Ricorrenza: 17 dicembre
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione
Canonizzazione:
21 ottobre 1666, Roma, papa Alessandro VII
È il fondatore dell’Ordine dei Trinitari per la redenzione degli schiavi.
Nacque a Falcone in Provenza nell’anno 1154, da genitori ricchi di censo e di virtù. Educato con ogni cura, manifestò presto doti d’ingegno, serietà di carattere e un cuore profondamente sensibile alle miserie altrui, tanto da far presagire in lui il futuro consolatore degli afflitti. Per volontà dei genitori frequentò la scuola di Aix e fu poi inviato all’Accademia di Parigi, dove conseguì con esito brillante la laurea di dottore in teologia.
La vocazione sacerdotale
La sua pietà, non inferiore alla scienza, colpì profondamente l’Arcivescovo di Parigi, che lo esortò a farsi sacerdote. L’unico ostacolo era l’umiltà del giovane laureato, ma non fu difficile al Prelato sciogliere i dubbi e le obiezioni che nascevano da un cuore desideroso unicamente di perfezione.
Così Giovanni fu ordinato sacerdote. Mentre celebrava con serafico ardore la sua prima Messa, Dio volle manifestargli la missione alla quale lo destinava. Al momento dell’elevazione apparve infatti un angelo vestito di bianco, con una croce rosso-turchina sul petto, che teneva le braccia incrociate e le mani distese sul capo di due poveri schiavi, uno moro e l’altro bianco. Giovanni comprese allora che il Signore lo chiamava all’opera della redenzione degli schiavi.
L’incontro con Felice di Valois
Consapevole dell’arduità dell’impresa, Giovanni si ritirò per discernere meglio la volontà divina presso il celebre monaco Felice di Valois, che aveva rinunciato al fasto della corte per servire Dio in un eremo.
Vissero insieme per tre anni nella preghiera e nella penitenza, finché un giorno, seduti presso una fonte, videro avvicinarsi un cervo che portava fra le corna una croce rosso-turchina. Felice ne rimase stupito, ma Giovanni lo rassicurò narrandogli la visione avuta durante la sua prima Messa. Felice riconobbe in ciò un segno della bontà divina e si dichiarò pronto a seguirlo nella santa opera del riscatto degli schiavi.
L’approvazione pontificia e la fondazione dell’Ordine
I due santi si recarono quindi a Roma per esporre il loro progetto al Papa. Innocenzo III, dopo molte preghiere, approvò l’Ordine della Santissima Trinità per la redenzione degli schiavi e impose ai religiosi l’abito bianco con la croce rosso-turchina sul petto.
Tornati in Francia, fondarono il convento di Ceifroid, affidandone la direzione a san Felice, mentre san Giovanni, con alcuni discepoli, riprese la via di Roma. Il Pontefice gli donò la chiesa e l’ospedale di San Tommaso sul Celio.
L’opera di redenzione e la morte
Munito di lettere di raccomandazione, il Santo si recò in Spagna, nel Marocco e in Algeria, distinguendosi ovunque per uno straordinario zelo nel liberare e soccorrere gli schiavi cristiani dalle mani degli infedeli.
Dopo molte fatiche e peripezie, fece ritorno a Roma, dove si spense santamente tra le braccia dei suoi confratelli il 15 dicembre 1213.
San Giovanni de Matha fu sepolto nella chiesa di San Tommaso in Formis sul colle Celio a Roma, dove il suo corpo venne tumulato accanto al monastero e vi rimase per secoli. Nel Seicento le sue spoglie furono trasferite in Spagna, trafugate da monaci trinitari e portate a Madrid, e successivamente nel Collegio dell’Ordine della Santissima Trinità a Salamanca, dove attualmente si trovano e riposano.
PRATICA. Dio sceglie sempre le anime umili per le grandi cose; impariamo a renderci sempre più umili.
PREGHIERA. O Signore, che per mezzo di S. Giovanni ti sei degnato di istituire miracolosamente l'Ordine della SS. Trinità per il riscatto degli schiavi dalla potestà dei Saraceni, deh! fa che col suffragio dei suoi meriti veniamo liberati mercé il tuo aiuto dalla schiavitù dell'anima e del corpo.
MARTIROLOGIO ROMANO. A Roma sul monte Celio, san Giovanni de Matha, sacerdote, che, francese di origine, istituì l’Ordine della Santissima Trinità per la liberazione degli schiavi.
Fonti: Sosio Valter – santodelgiorno.it- chiesadimilano.it